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Simona Breccia

Simona Breccia (socio ordinario Adam) è nata a Macerata nel 1985. Ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte “G. Cantalamessa” a Macerata diplomandosi in Pittura e Decorazione Pittorica con il massimo dei voti. Si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Macerata ai corsi di Teoria e Tecnica della Conservazione dei Beni Culturali (corso triennale) e Decorazione (biennio specialistico) conseguendo le votazioni di 110 e lode. Oltre a lavorare come restauratrice e pittrice ha redatto insieme ad altri studiosi pubblicazioni di interesse storico – artistico: suoi sono i contributi sul pittore pesarese Ciro Pavisa da Mombaroccio nel prestigioso volume “Le Cattedrali. Macerata Tolentino Recanati Cingoli Treia” (finanziato dalla Fondazione Carima di Macerata) e nel volume “La chiesa del Sacro Cuore a Macerata nel cuore delle Casette 1909-2009” (Macerata 2009) voluto per i cento anni dalla costruzione. Ha partecipato inoltre alla pubblicazione “L’organo Callido doppio 1790 della cattedrale di Macerata” (I Quaderni della Cappella Musicale della Cattedrale di Macerata, Pollenza 2008) edita in occasione del restauro dello strumento. Con le sue opere ha partecipato a diverse mostre nelle Marche e in Abruzzo. Recentemente è arrivata finalista per la sezione pittura alla Biennale dei Giovani Artisti Marchigiani, edizione 2011, di Civitanova Marche.

Belinda Saltari intervista Simona Breccia durante Macerata Ospitale 2011

Filo conduttore delle sue tele è il ritratto, una delle più antiche tecniche di rappresentazione, un modo di cercare l’identità del soggetto ritratto ma anche cercare di trovare l’identità di chi dipinge nei volti plasmati da luci, ombre e colori. L’interesse alla base di questi ritratti è sia di tipo anatomico (le fisionomie create dalle infinite combinazioni genetiche danno vita a volti sempre diversi; i tratti somatici ci contraddistinguono e ci regalano un’individualità irripetibile e unica), sia di tipo scientifico (la luce, la sua inclinazione il formarsi di ombre generano la forma ma al tempo stesso causano un’emozione in chi osserva il volto impresso sulla tela). La continua ricerca di un linguaggio pittorico sempre più personale si sta spingendo verso la scoperta di “proto-ritratti”. Uno sguardo rispettoso del luogo protetto e segreto dove una nuova creatura sta prendendo forma. E’ l’elaborazione pittorica di ecografie morfologiche in tre dimensioni, che offrono un ritratto primordiale fatto di trasparenze metalliche e velature dai toni caldi e freddi, di una individualità colta nel periodo della gestazione di colei che lo accoglie. Un percorso artistico che nasce dai sogni ricorrenti di chi dipinge, dal suo essere donna e dal perseguimento delle parole dello scrittore Rainer Maria Rilke che scriveva: “un’opera d’arte è buona se nasce da necessità”.